Il pozzo dell'anima

scritto da Apocrifo Ipocrita
Scritto 28 giorni fa • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 10 ore fa
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Autore del testo Apocrifo Ipocrita

Testo: Il pozzo dell'anima
di Apocrifo Ipocrita


In circostanze più fortunate penso che avrei potuto essere, chessò, uno Spinoza: uno che voltando le spalle ai dogmi preconfezionati dei barbogi custodi del culto percorre la via del sapere e della verità nella loro forma più pura.Invece la sorte mi ha punito facendo di me ciò che sono. Uno che cerca la verità nel triviale dove veramente si trova poca verità e di sicuro nessuna sapienza. Ogni tanto mi sforzo di prendere le distanze da me stesso ma immediatamente mi sembra come se cedessi alla volontà di don Giuseppe che, là nella pieve di montagna, da piccoli ci voleva tutti chierichetti confessati.
Espiare i propri peccati davanti a don Giuseppe, con quella sua condiscendenza ammantata di severità, lo vivevo come una violenza vicina alla pedofilia. Gli mentivo regolarmente: bestemmie, atti impuri e furti non li confessavo di certo; al più qualche bugia o qualche mala parola.
Dai tempi di quell’infanzia, da qualche parte nella mia testa, virtù fa rima con baciapile sebbene la ragione mi dica che esistono anche gli Umberto Eco e che essere morigerati e diligenti non è necessariamente appannaggio di una conculcazione cattolica; ne faceva una virtù anche Seneca per dire.
Questo preambolo confuso per dire che in questi giorni ho letto di casalinghe esauste a cui nessuno riconosce il loro ruolo strutturale nel funzionamento della famiglia; poetesse che si prodigano per aspiranti poeti avari di altruismo; donne che giacciono accaldate interrogandosi se tutto ciò che meritano è il ritorno di un “lui” che sta altrove. Io so scrivere solo di uomini che abusano di donne, che le feriscono o le tradiscono.
Ci sono uomini migliori di me e me ne compiaccio. A me è toccata la penitenza di essere un uomo dappoco con la consapevolezza di esserlo ma poca voglia di cambiare e nessuna voglia di ammetterlo fino in fondo. Forse l’alcol è la soluzione.




Mi guardo riflesso
e sprofondo nell'abisso
dei miei occhi vacui.
Giù giù, nel pozzo dell'io
ho ritrovato
tutti i vizi del mondo.
Tutti là annidati
come brufoli nel sottopelle.
Riaffioro al presente
dai miei egoismi più meschini.
Li avvolgo
in un cellophane di ipocrisia
e li nascondo per bene.
Non cerco perdono.
Sopravvivo come posso.


Mescolati tra la gente
vi riconosco come sgraditi parenti.
Tu, vigliacco, e il vanitoso
tuo fratello.
C'è l'arrogante e il piagnucoloso
Sadico e indolente
vanno a braccetto.
Il saccente e il fannullone,
lo sciocco e l'arraffone.
Vi disprezzo tutti 
figli malriusciti della stessa madre.



Il pozzo dell'anima testo di Apocrifo Ipocrita
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